<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="yes"?><oembed><version><![CDATA[1.0]]></version><provider_name><![CDATA[Rifondazione Comunista - Federazione di Mantova]]></provider_name><provider_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com]]></provider_url><author_name><![CDATA[rifondazionemantova]]></author_name><author_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com/author/rifondazionemantova/]]></author_url><title><![CDATA[Serve un cantiere, non un&nbsp;recinto]]></title><type><![CDATA[link]]></type><html><![CDATA[<p>Visto che le elezioni politiche anticipate – sulle quali Sel con le primarie e  la Fds con l’alleanza democratica avevano costruito la propria proposta politica  – si allontanano è il caso di fare il punto della situazione. A parte questa  valutazione sbagliata, molti altri errori sono stati commessi, sia dalle forze  di opposizione parlamentare sia da quelle extraparlamentari.<br />
<!--more-->Quello più  grave, anche per la consistenza del partito che lo ha compiuto, è stato del Pd.  Quando si è determinata la frattura nel Pdl, tra Berlusconi e Fini, si sarebbe  dovuto  immediatamente chiedere le elezioni anticipate, compattando su questo  obiettivo tutte le forze di opposizione. Per diversi mesi, invece, il Partito  Democratico ha traccheggiato, proponendo improbabili governi tecnici con Fini e  Casini per fare le riforme o, peggio, aprendo alla Lega per fare “seriamente” il  federalismo.</p>
<p>In questo modo da un lato si è dato tempo a Berlusconi di  riorganizzarsi e di recuperare parlamentari e dall’altro – come si è visto dalle  dichiarazioni di rifiuto di Fini e di Casini, per non parlare di Bossi,  all’ipotesi di fare una alleanza contro Berlusconi &#8211;  è stata avanzata una  proposta politica che ha provocato solo danni, a destra come a sinistra. A  destra, perché l’elettorato centrista e finiano non avrebbe mai potuto  condividere il sostegno ad una coalizione con la sinistra. La correzione di  linea di Fini (“siamo alternativi al premier e alla sinistra”)  attuata  all’assemblea nazionale dei circoli di Fli il 6 marzo è emblematica. Così come a  sinistra una parte dell’elettorato sarebbe confluita nell’astensionismo, qualora  si fosse formata una alleanza con la destra.</p>
<p>Tutto questo è  avvenuto, tra l’altro, mentre si sono succedute mobilitazioni molto partecipate  di tutti i tipi (dal mondo del lavoro a quello della scuola, fino alla grande  mobilitazione delle donne del 13 febbraio), a dimostrazione di una volontà e di  una disponibilità di una parte importante del paese di mobilitarsi contro il  governo e le sue politiche.<br />
Ma, come dicevo, errori sono stati compiuti anche  a sinistra. Non pochi e non di piccolo conto.</p>
<p>Sinistra ecologia e libertà ha  puntato molto sulla candidatura alle primarie di Nichi Vendola. La sua capacità  comunicativa, la sua frequente presenza nei media, la scelta di una  collocazione  interna al centrosinistra (che, come sappiamo per esperienza, paga  molto quando sei all’opposizione, ma ti penalizza quando vai al governo),  assieme ad alcune scelte di collocazione giuste (con la Fiom-Cgil, con il No a  Mirafiori, nella raccolta delle firme per l’acqua), sono le ragioni di questo  successo. Tuttavia, in assenza di una ravvicinata competizione elettorale, tutto  l’impianto potrebbe scricchiolare.</p>
<p>Qualche segnale inizia infatti a vedersi. La  doppietta sparata nello stesso giorno dal governatore della Puglia (alleanza  anche con Fini per fare le riforme e Bindi candidata premier), nonostante i  tentativi di motivarla ex post come una scelta tattica, ha creato forti malumori  in Sel, e anche aperti dissensi. Anche la concezione di Sel come forza  transitoria in vista della costruzione di una nuova sinistra e delle Fabbriche  di Nichi come il supporto esterno di questa impresa vacillano alla prova dei  fatti, in assenza del “grimaldello” che sarebbe dovuto servire allo scopo (le  primarie).</p>
<p>Non è un caso che comincino ad emergere, anche su questo aspetto e  all’interno di Sel, riflessioni critiche come quella di Onofrio Romano,  pubblicata sulla rivista Democrazia e Diritto (il link è alla fine di questo  post).<br />
In questo scenario – incerto e in movimento – considero non solo  sbagliato, ma miope il sistematico rifiuto di Sel ad un dialogo con la Fds e la  non disponibiltà, salvo rare eccezioni, a fare liste unitarie o coalizioni  unitarie per la prossima importante tornata elettorale amministrativa. E’ tutto  da dimostrare che gli ottimi sondaggi nazionali, trainati dalla popolarità di  Vendola, abbiano poi un riscontro in una competizione amministrativa, nella  quale – come sappiamo – incidono parecchio i fattori e le candidature locali.  Non va sottovalutato il fatto che  con gli sbarramenti che si sono alzati, in  conseguenza del calo del numero dei consiglieri, la sinistra divisa potrebbe  rischiare di rimanere fuori da importanti assemblee elettive.</p>
<p>Ma anche la  Federazione della Sinistra ha compiuto numerosi errori e facendone parte lo  dico, prima di tutto, autocriticamente. Dovevamo essere più decisi nel proporre  l’unità – pur nell’ambito di due progetti diversi che si confrontano  – quando  le due forze Fds e Sel erano equivalenti, cioè subito dopo le elezioni europee.  Si è compiuto un errore ad ostacolare le voci che andavano in quella direzione.  Così come, pensando che le elezioni fossero imminenti, si è sbagliato a  mantenere la Federazione della Sinistra in una condizione di sostanziale  cartello elettorale, senza conferirle maggiore autonomia politica e  organizzativa.</p>
<p>Le conseguenze le vediamo anche oggi dove, tra i vari soggetti  politici che la compongono, in particolare tra Prc e Pdci, anziché superare una  divisione che non ha più alcun senso, si riaccendono tensioni provocate da  scissioni sbagliate e da spocchiosi atteggiamenti di autosufficienza. Nonostante  questo penso che per le forze che non sono organiche al centro sinistra il  processo di costruzione della Federazione della Sinistra non abbia alternative  e, quindi, vada perseguito, superando queste difficoltà.<br />
Ma – detto questo –  che cosa fare in un contesto dove le elezioni non sono all’ordine del giorno e,  per dirla con Landini, occorre dare una sponda politica al conflitto e ai  movimenti?</p>
<p>Bisogna riaprire “il cantiere dell’unità”. Bisogna dare centralità  a quei luoghi nei quali si è mantenuta una relazione tra le forze della  sinistra, anche in questi mesi di non dialogo.  Non per rimuovere le differenze  tra il progetto della Fds o di Sel, ma per mettere a frutto le convergenze che  ci sono e sono tante, di fronte ad una primavera che si preannuncia densa di  appuntamenti: l’11 marzo lo sciopero dei sindacati di base, il 12 marzo le  manifestazioni in difesa della Costituzione e della scuola pubblica, il 26 marzo  la manifestazione di sostegno ai referendum sull’acqua e il nucleare, il 6  maggio lo sciopero generale di 4 ore della Cgil che molte categorie,  giustamente, hanno allungato a 8.</p>
<p>Si tratta di un primo elenco di  appuntamenti, già molto lungo e che probabilmente aumenterà, a conferma del  fatto che questo Paese non è pacificato e che vi è una fetta consistente di  popolo che non piega la testa. E’ la risorsa vera di questo Paese e della  sinistra. E’ un’occasione per tutti noi per ricostruire una connessione con il  nostro popolo e per recuperare la credibilità persa in conseguenza della  fallimentare partecipazione all’ultimo Governo Prodi e delle continue divisioni  che, purtroppo, in tutti questi anni non siamo riusciti ad evitare.</p>
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