<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="yes"?><oembed><version><![CDATA[1.0]]></version><provider_name><![CDATA[Rifondazione Comunista - Federazione di Mantova]]></provider_name><provider_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com]]></provider_url><author_name><![CDATA[rifondazionemantova]]></author_name><author_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com/author/rifondazionemantova/]]></author_url><title><![CDATA[Dopo le nostre 10 domande arrivano le prime risposte dalla&nbsp;Politica]]></title><type><![CDATA[link]]></type><html><![CDATA[<p style="text-align:center;"><strong><span style="color:#ff0000;">UNIONE DEGLI STUDENTI</span></strong><br />
<strong><span style="color:#ff0000;">Il sindacato studentesco</span></strong></p>
<p>Dopo le nostre 10  domande che per la giornata del 12 marzo abbiamo posto ai partiti di  centro-sinistra in merito ai temi della scuola, arrivano finalmente le prime  risposte dai parlamentari del PD Ghizzoni, Bachelet, Coscia, De Torre, De  Pasquale, De Biasi, Mazzarella, Melandri, Pes, Russo, Siragusa, Puglisi e  Nicolais e per l&#8217;IDV Di Pietro. Di seguito l&#8217;articolo  comparso su Repubblica da noi aggiornato con le risposte  pervenuteci da Paolo Ferrero per il PRC ed Oliviero Diliberto per il  PDCI.</p>
<p><!--more-->D<img class="alignleft" src="https://i0.wp.com/unionedeglistudenti.net/sito/images/fotopiccole/parole.jpg" alt="" width="128" height="128" />ieci domande <a href="http://saviano.blogautore.repubblica.it/2011/03/10/studenti-dieci-domande-ai-politici/">sui  temi dell&#8217;istruzione e della scuola pubblica. <sup>1</sup></a> Un questionario  lanciato in rete dall&#8217;Unione degli Studenti. E a cui hanno risposto Antonio Di  Pietro per l&#8217;Italia dei Valori. E Manuela Ghizzoni, Giovanni Bachelet, Maria  Coscia, Letizia De Torre, Rosabruna De Pasquale, Emilia De Biasi, Eugenio  Mazzarella, Giovanna Melandri, Caterina Pes, Tonino Russo, Alessandra Siragusa,  Francesca Puglisi e Luigi Nicolais per il Partito Democratico.<br />
Ecco le loro  posizioni.</p>
<p><strong>1) I nostri istituti cadono a pezzi, il 50% delle  scuole non è a norma, solo con un piano di investimenti per 14 miliardi di euro  si potrà risolvere il problema dell&#8217;edilizia scolastica. Vi impegnate a votare  in Parlamento l&#8217;adeguato finanziamento della legge 23/96 per la messa in  sicurezza degli edifici scolastici?</strong></p>
<p>Pd: Sí: il piano  straordinario per l&#8217;edilizia scolastica è una delle &#8220;Dieci proposte per la  scuola di domani&#8221;. In quel documento abbiamo reclamato risorse, snellimento  delle procedure e soluzioni innovative dal punto di vista architettonico,  edilizio ed energetico.<br />
Idv: Sì. L&#8217;IdV intende attuare le politiche  necessarie a garantire a tutti gli studenti la sicurezza e la vivibilità dei  plessi scolastici. Inoltre intendiamo vigilare sul rispetto delle leggi sulla  sicurezza e agibilità, che risultano puntualmente disattese a causa dei tagli  attuati da questo governo, la cui più diretta e tangibile conseguenza è il  sovraffollamento delle aule.</p>
<p><em>Prc: Se fossimo stati presenti in  Parlamento avremmo già avanzato la proposta contenuta nella campagna che stiamo  lanciando proprio in questi giorni insieme con la Federazione della Sinistra.  Tagliare le spese militari e per gli armamenti e quelle destinate alle scuole  private per destinare risorse adeguate alla scuola, all&#8217;università, alla ricerca  e alla cultura. La messa in sicurezza degli edifici scolastici è una delle  nostre priorità e non solo per ciò che riguarda gli edifici. Non va dimenticato  che l&#8217;azione del governo ha prodotto il mostro di classi con 30 e perfino 35  alunni. La qualità della didattica crolla verticalmente, ma si pongono anche  seri problemi per l&#8217;incolumità di insegnanti e studenti, come abbiamo  puntualmente denunciato in più di una situazione concreta.</em></p>
<p><em>Pdci: Studiare in strutture a  norma è un diritto fondamentale. La situazione nel nostro Paese è drammatica,  migliaia di studenti sono costretti a studiare in strutture al limite della  decenza. Finanziare la legge 23 del 96 è la condizione necessaria per cambiare  lo stato dell&#8217;edilizia scolastica: la Federazione della sinistra si batterà in  questa direzione.</em><br />
<strong><br />
2) Il  diritto allo studio nel nostro paese è inesistente. Da anni chiediamo una legge  quadro che stabilisca i livelli essenziali delle prestazioni e adeguamenti  finanziamenti alla Regioni per garantire a tutti gli studenti, come sancito  dalla Costituzione, borse di studio, trasporti e servizi. Vi impegnate a  promuovere in Parlamento questa legge?</strong></p>
<p>Pd: Sí, una tale legge è  ingrediente irrinunciabile alla piena attuazione dell&#8217;autonomia scolastica e del  Titolo V della Costituzione per quel che riguarda l&#8217;istruzione. La normativa in  materia dovrebbe affrontare globalmente il &#8220;diritto alla conoscenza per tutti&#8221;  al fine di garantire a ciascuno opportunità formative per tutto l&#8217;arco della  vita.<br />
Idv: Sì. Siamo dell&#8217;opinione che la legge quadro debba contemplare come  parametri sia il merito che il reddito.</p>
<p><em>Prc: Anche su  questo punto, si tratta di applicare la Costituzione invece che svuotarla. La  legge quadro è certamente uno strumento utile e siamo per promuoverla e  sostenerla. È comunque centrale ripristinare ed incrementare i finanziamenti per  le borse di studio e per la gratuità dei libri di testo e assicurare i  trasferimenti agli enti locali sui quali grava il compito, con sempre meno  risorse, di garantire servizi fondamentali, come ad esempio mense scolastiche e  trasporti.</em></p>
<p><em> </em></p>
<div><em>Pdci: Mi auguro che nella  prossima legislatura si possa arrivare a questo traguardo. Il diritto allo  studio, sancito dalla Costituzione, troppo spesso alla prova dei fatti non  esiste. Certamente possiamo assumere l&#8217;impegno di lavorarci insieme alle  organizzazioni studentesche da subito regione per regione, ma credo che il vero  salto di qualità potrà arrivare solo con una legge quadro nazionale, proprio in  nome di quell&#8217;unità d&#8217;Italia, che non deve essere solo sbandierata ma praticata  tutti i giorni.</em></div>
<p>3)  Molti studenti sono inseriti in percorsi di alternanza scuola-lavoro e stage  senza alcun diritto, tutela o garanzia di qualità di questo canale formativo. Vi  impegnate a votare in Parlamento uno statuto dei diritti degli studenti in  stage, per garantire che si tratti di un vero percorso di formazione e non di  semplice manodopera gratuita per le imprese?</p>
<p>Pd: Sí, accompagnando lo  statuto dei diritti ad interventi normativi e finanziari grazie ai quali esso  non rimanga lettera morta, oppure ottenga l&#8217;effetto involontario di impedire  l&#8217;alternanza fra scuola e lavoro. Abbiamo invece contrastato, con tutti gli  strumenti parlamentari a disposizione, l&#8217;apprendistato selvaggio introdotto da  questo governo e il relativo abbassamento dell&#8217;obbligo scolastico da 16 a 15  anni.<br />
Idv: Sì,  l&#8217;IdV ha già avuto occasione di esprimere la sua posizione in merito all&#8217;obbligo  scolastico che, a nostro avviso, deve essere innalzato al diciottesimo anno di  età. In merito all&#8217;alternanza scuola-lavoro, un punto chiave del nostro  programma prevede proprio, per gli istituti tecnici e professionali,  l&#8217;individuazione di percorsi strutturati di alternanza scuola-lavoro attraverso  la formula degli stages, integrati al curricolo e funzionali al raggiungimento  degli obiettivi disciplinari, ma che non compromettano la possibilità degli  studenti di continuare il loro percorso scolastico anche in prospettiva del  proseguimento degli studi universitari.</p>
<p><em>Prc: Sì, ma  non basta. Bisogna rovesciare l&#8217;attuale impostazione degli stages che vede la  scuola in una posizione subalterna. Non si capisce, inoltre, perché gli stages  siano rivolti unicamente agli studenti dei tecnici e dei professionali ed  escludano il vasto campo del lavoro intellettuale.  Devono, invece, diventare  occasioni di incontro con il mondo del lavoro per tutti gli studenti per  contribuire all&#8217;orientamento verso le scelte di prosecuzione degli studi, in un  quadro di innalzamento a 18 anni dell&#8217;obbligo scolastico. A questo proposito,  per il PRC l&#8217;obbligo scolastico non può avere alcuna ambigua commistione con i  percorsi di formazione professionale, anch&#8217;essi da riqualificare, o, peggio,  con  l&#8217;apprendistato.</em></p>
<p><em> </em></p>
<div><em>Pdci: Spesso con gli stage si  maschera lavoro non retribuito e di fatto si bypassa l&#8217;obbligo scolastico. Circa  15 giorni fa è stato approvato all&#8217;Istituto alberghiero Bergese di Genova il  primo statuto per gli studenti in stage. Lo considero un fatto epocale, che deve  aprire la strada per una vera e propria legge nazionale, che metta vincoli  stringenti alle imprese.</em></div>
<p><strong>4) Nel 2000  il centrodestra e il centrosinistra hanno votato insieme la legge di parità che  permette alle scuole private di accedere a finanziamenti sottratti alla scuola  pubblica. Vi impegnate ad abrogare questa legge, riconoscendone la deriva che ha  avuto soprattutto negli ultimi anni?</strong></p>
<p>Pd: No. Anzitutto va  precisato che la legge 62/2000 (parità scolastica) non fu affatto approvata  insieme da centrosinistra e centrodestra: nel 2000 il centrodestra votò compatto  contro. La legge passò con i soli voti del centrosinistra, che la riteneva  essenziale per mettere ordine nei finanziamenti alla scuola privata e per  finanziare le scuole materne comunali. Infatti, anche se molti lo ignorano, le  &#8220;scuole paritarie&#8221; o &#8220;scuole non statali&#8221; che la legge 62 integra nel sistema  nazionale della pubblica istruzione non sono solo le &#8220;parificate&#8221;. Sono  paritarie e ricevono finanziamenti da questa legge anche le scuole comunali e  provinciali, che contribuiscono in modo decisivo al diritto dei bambini a  frequentare scuola pubblica dell&#8217;infanzia. Attualmente alle scuole paritarie  sono stanziati ogni anno un po&#8217; meno di 500 milioni, cioè circa un centesimo dei  fondi destinati dal ministero alle scuole statali: una cifra che evidentemente  non compensa i miliardi tagliati dalla Gelmini alla scuola statale. Non è la  scuola paritaria che impoverisce quella statale, è il Governo che impoverisce  tutta la scuola pubblica destinandone le risorse ad altri scopi. La  contrapposizione fra paritarie e statali serve alla propaganda di Berlusconi,  che poi taglia i fondi a tutte e due. E&#8217; comunque vero che occorre un  monitoraggio dell&#8217;applicazione della legge 62 soprattutto su due fronti:  l&#8217;accreditamento e la valutazione delle scuole paritarie, e la garanzia di una  scuola laica e pluralista di qualità su tutto il territorio nazionale.<br />
Idv:  Sì. L&#8217;IdV si impegnerà affinché l&#8217;art. 33 della nostra Costituzione venga  rispettato e le scuole private non costituiscano un onere per lo Stato. Tutte le  nostre energie si riverseranno nella difesa della scuola pubblica statale,  istituzione indispensabile per garantire pari opportunità a tutti i cittadini.</p>
<p><em>Prc: Il PRC  votò contro la legge di parità. Non solo, all&#8217;indomani della sua approvazione  siamo stati tra i promotori di un referendum abrogativo, purtroppo dichiarato  inammissibile. È una legge che viola la Costituzione mettendo sullo stesso piano  scuole pubbliche e private. Bisogna riaffermare il principio che solo le scuole  dello stato e degli enti locali hanno titolo a definirsi pubbliche e vanno  sostenute con adeguati finanziamenti. Le scuole private possono esistere ma  &#8220;senza oneri per lo stato&#8221;. Il dettato costituzionale è netto su questo punto e  non può essere aggirato come invece hanno fatto tanto i governi di  centrosinistra che di destra. La scuola privata, inoltre, riceve in misura  consistente finanziamenti nascosti nelle pieghe del bilancio statale e in  provvedimenti minori. Solo pochi mesi fa, ad esempio, è stata approvata alla  Camera, con voto bipartisan, una ripartizione degli stanziamenti per l&#8217;edilizia  scolastica che inserisce tra i beneficiari anche diverse scuole private. A tutto  questo bisogna porre termine, è il nostro impegno.</em></p>
<p><em> </em></p>
<div><em>Pdci: Fu una legge molto  discussa, che ci portò a scontrarci duramente nel centrosinistra: fu il primo  segnale di cedimento su una questione centrale come i finanziamenti alle scuole  private. Noi ci batteremo per il rispetto dell&#8217;articolo 33 della Costituzione,  secondo il quale le scuole private non devono rappresentare oneri per lo  Stato.</em></div>
<p><strong>5)  L&#8217;autonomia scolastica, invece di produrre protagonismo, partecipazione e  qualità della didattica, ha prodotto dirigismo e autoritarismo. Siete disposti a  votare in Parlamento una Carta dell&#8217;autonomia per garantire reale partecipazione  alla vita scolastica da parte degli studenti e delle  studentesse?</strong></p>
<p>Pd: Una carta dell&#8217;autonomia non ci pare  sufficiente a risolvere i problemi di una autonomia colpevolmente lasciata a  metà e colpita da un diluvio di norme centralistiche dalla Gelmini; i problemi  si risolvono completando normativamente l&#8217;autonomia ma soprattutto dotandola di  risorse e valutazione di rango europeo, il contrario di quanto fa questo  governo.<br />
Idv: Sì. Siamo convinti che l&#8217;autonomia scolastica abbia fatto da  apripista all&#8217;introduzione all&#8217;interno delle scuole di criteri aziendalistici e  privatistici che, spesso in nome della competitività, ha sacrificato una seria  riflessione di natura didattica e pedagogica. La partecipazione attiva e  consapevole degli studenti alle attività della scuola è un elemento  irrinunciabile, da potenziare all&#8217;interno in un progetto complessivo che  valorizzi gli organi collegiali delle scuole.</p>
<p><em>Prc:  L&#8217;autonomia scolastica è nata male e si è sviluppata anche peggio. Il ruolo  degli organi collegiali è stato svuotato a vantaggio della concentrazione di  potere nelle mani dei dirigenti. Di conseguenza è stata mortificata la spinta  alla partecipazione democratica che aveva caratterizzato la fase precedente. Le  scuole sono diventate entità isolate, ciascuna in concorrenza con le altre. Il  PRC ritiene che sia necessario un ripensamento profondo. Ci interessa una  autonomia del sistema scolastico dal potere politico e dalle burocrazie  ministeriali, fondata sulla libertà di insegnamento e di ricerca didattica e  pedagogica, sul diritto degli studenti al sapere e alla cultura, sulla  partecipazione democratica e paritaria di tutte le componenti scolastiche, al  riparo dalle ingerenze dei privati, che contrasti le tendenze alla  frammentazione localistica. Le garanzie per la partecipazione degli studenti  devono essere definite all&#8217;interno di questa cornice.</em></p>
<p><em> </em></p>
<div><em>Pdci. Anche in questo caso  ha aperto la strada alla concezione privatistica della scuola, su cui poi si è  innestata la riforma Gelmini che ha completato l&#8217;opera. E&#8217; necessario ridare  centralità agli organi collegiali, oggi svuotati completamente di potere, e  anche prevedere un aumento della componente studentesca, oggi davvero troppo  esigua rispetto all&#8217;importanza che ricopre nella scuola. La carta dell&#8217;autonomia  avrà senso se andrà in questa direzione.</em></div>
<p><strong>6) Nel 2008  sono stati tagliati 8 miliardi di euro alla scuola pubblica, circa il 6% del suo  bilancio. Gli effetti di questi tagli sono devastanti: scuole chiuse il  pomeriggio, mancanza di strumenti didattici, carenza anche degli accessori più  banali come gessetti e carta igienica: siete disposti a tagliare le spese  militari per finanziare una didattica di qualità?</strong></p>
<p>Pd: Sì, senza  venire meno al ruolo internazionale che compete al nostro Paese, come peraltro  richiesto in una nostra mozione presentata alla Camera. Ma non dimentichiamo che  la soluzione definitiva verrà da nuovi governanti capaci, quali sono stati  Ciampi, Prodi e Padoa Schioppa, di far quadrare i conti anche in tempi difficili  senza danneggiare la scuola. Il governo attuale ha massacrato la scuola e ha  pure peggiorato i conti. I tagli alla scuola hanno invece finanziato operazioni  sbagliate come il taglio dell&#8217;ICI ai ricchi, il salvataggio dell&#8217;Alitalia e le  spese pazze di Bertolaso e della cricca.<br />
Idv: Sì. Uno dei cavalli di  battaglia dell&#8217;IdV in questi anni di mobilitazione in difesa della scuola  pubblica è stato proprio la necessità di tagliare le spese militari e finanziare  quelle per l&#8217;istruzione e la ricerca.</p>
<p><em>Prc: Come abbiamo  già detto, proprio questo è il cuore della nostra proposta. Negli ultimi 20  anni, gli stessi nei quali la spesa per l&#8217;istruzione ha conosciuto un calo  costante in termini reali, la spesa militare è cresciuta in modo esponenziale.  Nei confronti internazionali siamo nei primi dieci posti per spese militari in  valore assoluto, con una spesa pro capite superiore a quella di Germania, Russia  e Giappone, mentre siamo in fondo alla graduatoria per spese in istruzione. Con  l&#8217;aggravante che si finanzia la partecipazione dell&#8217;Italia a guerre spacciate  per missioni di pace. Investire nella scuola e nella cultura invece che negli  armamenti significa operare concretamente per diffondere nelle nuove generazioni  la cultura della pace.</em></p>
<p><em> </em></p>
<div><em>Pdci: E&#8217; esattamente la  proposta della Federazione della sinistra: non è pensabile che mentre il Paese è  al collasso, il sistema formativo allo stremo l&#8217;Italia spenda 15 miliardi di  euro per l&#8217;acquisto di caccia-bombardieri F15.</em></div>
<p><strong>7) Sono circa  700 mila gli studenti migranti nelle scuole pubbliche italiane. Siete disposti a  votare un piano straordinario per garantire l&#8217;integrazione di questi studenti  con programmi di scolarizzazione ad hoc?</strong></p>
<p>Pd: Sí. Il tema della  varietà delle lingue, delle culture e delle fedi è sempre più importante per la  scuola italiana. E&#8217; stata depositata una proposta di legge che istituisce un  fondo per l&#8217;insegnamento della lingua italiana, per la formazione di docenti e  dirigenti e per altre iniziative legate all&#8217;interculturalità nella scuola.  &#8220;Integrazione&#8221; è un termine limitativo: una delle &#8220;Dieci proposte per la scuola  di domani&#8221; parla di promozione della cittadinanza attiva in una società e in una  scuola sempre più interculturale. Secondo noi la scuola può e deve dare un  contributo decisivo alle grandi sfide culturali e globali del mondo di  oggi.<br />
Idv: Sì. Siamo sempre stati favorevoli alla necessità di garantire  un&#8217;effettiva integrazione per gli studenti non di madrelingua italiana. Abbiamo  combattuto strenuamente contro i tagli alle ore di italiano previsti dalla  riforma Gelmini delle superiori, anche nella consapevolezza della maggior  presenza di studenti stranieri nelle nostre scuole.</p>
<p><em>Prc:  Distinguiamo. Molti di loro sono nati in Italia o ci vivono da piccoli,  se non  ci fosse un governo razzista sarebbero cittadini italiani a tutti gli effetti e  nemmeno entrerebbero nelle statistiche. Altri sono arrivati più recentemente,  spesso dopo esperienze dolorose, e possono avere difficoltà ad inserirsi. Siamo  favorevoli alla previsione di interventi specifici, per esempio istituire e  generalizzare la figura dei mediatori culturali e linguistici o sostenere la  formazione degli insegnanti. In ogni caso, la presenza di questi studenti  rappresenta una ricchezza da valorizzare, come già si fa in tantissime scuole  grazie alla sensibilità dei nostri docenti. L&#8217;integrazione non deve essere un  processo ad una sola direzione ma deve favorire l&#8217;incontro e il confronto tra  culture e tradizioni diverse per crescere tutti insieme. D&#8217;altra parte, la  nostra scuola e la nostra società saranno sempre più multiculturali; è un  processo che va accompagnato e sostenuto con interventi strutturali, a carattere  permanente.</em></p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<div><em>Pdci: Su questo la nostra  storia di popolo a lungo emigrante, dovrebbe insegnarci: solo con un percorso  scolastico  specifico, volto ad integrare e non ad escludere, possiamo pensare  di diventare un paese che fa dell&#8217;integrazione un valore  fondamentale.</em></div>
<p><strong>8) L&#8217;Italia è  il fanalino di coda in Europa per il tasso di dispersione scolastica: ha una  media del 20% con picchi del 30% in regioni come Veneto e Calabria. Cosa fareste  per limitare questo fenomeno?</strong></p>
<p>Pd: Sul versante dei percorsi  scolastici occorre una riforma capace di aggredire l&#8217;età critica della  dispersione. Si dovranno rivedere, se necessario, durata e modalità didattiche.  Si dovrà curare l&#8217;orientamento, prevedere per tutti l&#8217;alternanza scuola-lavoro,  sottrarre istruzione e formazione professionale al destino di Cenerentola  riportandole a livelli europei. Occorre però anche ricordare che la dispersione  scolastica fotografa il contesto e che ad essa segue quasi sempre l&#8217;esclusione  sociale, il degrado e, in alcune zone, il reclutamento nella malavita  organizzata. Per questo, ben prima delle scuole medie, risultano essenziali al  contrasto alla dispersione sia la scolarizzazione precoce, sia il potenziamento  della scuola dell&#8217;infanzia e del tempo pieno nella scuola primaria, presente in  percentuale irrisoria nel Sud: il contrario di quanto fatto negli ultimi anni  dall&#8217;attuale governo nazionale.<br />
Idv: Per combattere seriamente la dispersione  scolastica, a nostro avviso, vanno messe in campo varie strategie: ridurre il  numero degli alunni nelle classi per consentire realmente agli insegnanti la  possibilità di elaborare e realizzare percorsi di apprendimento  individualizzati; effettuare una seria attività di orientamento nella scelta dei  corsi di studi che gli studenti dovranno intraprendere; favorire la continuità  dei curricula e creare momenti di raccordo tra i diversi gradi del nostro  sistema di istruzione, come prevede il nostro programma di riforma della scuola.<br />
<em>Prc: La  maggiore concentrazione dei tassi di dispersione negli istituti tecnici e  professionali e in determinate aree del Paese denuncia il riemergere, in forme  nuove, della vecchia selezione di classe. Bisogna intervenire su più livelli. Da  un lato con forme di sostegno al reddito e di contrasto all&#8217;esclusione sociale;  dall&#8217;altro, bisogna mettere la scuola in condizione di aiutare gli studenti a  superare le difficoltà. Le controriforme di questo governo aggravano la  situazione, la prima cosa che proponiamo alle altre forze politiche di sinistra  e di centrosinistra è la loro cancellazione. In ogni caso, bisogna agire su più  piani: potenziamento degli orari, metodologie didattiche finalizzate al recupero  e alla motivazione, orientamento, insegnamento individualizzato, didattica  laboratoriale e per piccoli gruppi. Secondo noi è necessario investire  economicamente in azioni &#8220;di sistema&#8221; e politicamente sulla professionalità dei  docenti.</em></p>
<div><em>Pdci: Ci sono due  questioni da affrontare: una sul terreno valoriale e una più di carattere  materiale. Negli ultimi anni si è affermato un senso comune secondo cui studiare  è inutile: nei prossimi anni chi governerà dovrà occuparsene attraverso campagne  mirate a ribaltare questo assunto. L&#8217;altro problema, che credo valga di più per  le realtà del mezzogiorno, è che spesso le famiglie non si possono permettere di  mandare i figli a scuola fino alla fine delle superiori. Su questo dovrebbe  intervenire la legge quadro, consentendo a chi viene dalle fasce meno abbienti  di studiare gratuitamente, prevedendo, ad esempio, formule di comodato d&#8217;uso dei  libri di testo. </em></div>
<p><strong>9) A  scuola l&#8217;unica religione che si insegna è la religione cattolica. Siete disposti  a votare un provvedimento, nel rispetto della laicità dello stato, finalizzato a  una scuola che insegni storia delle religioni?</strong></p>
<p>Pd: All&#8217;epoca  della revisione del Concordato, Scoppola ed altri proposero di sostituire  l&#8217;insegnamento della religione cattolica con la storia delle religioni. La  proposta non fu raccolta. Senza modificare gli accordi concordatari è invece  possibile aggiungere un insegnamento di questo tipo, attento alle tradizioni  religiose oggi presenti in Italia; è una proposta di legge che è stata promossa  da alcuni deputati del PD. Tutto il PD ha piú volte reclamato, a gran voce, il  finanziamento dell&#8217;ora alternativa alla religione, la cui assenza è un&#8217;offesa  alle libertà religiose e calpesta il diritto di non avvalersi dell&#8217;insegnamento  della religione cattolica.<br />
Idv: Il monopolio esclusivo della religione  cattolica rappresenta sicuramente un forte limite al processo di integrazione  culturale che noi auspichiamo. Facciamo però una proposta ancora più laica:  perché non pensare ad attivare l&#8217;insegnamento di cittadinanza e Costituzione da  affidare ad insegnanti di discipline giuridiche?</p>
<p><em>Prc: A mio parere  il punto è quello di arrivare all’abolizione dell’insegnamento confessionale  dalla scuola pubblica. A partire da questo punto che io considero irrinunciabile  sono convinto che l’insegnamento relativo all’importanza del fatto religioso  nella storia dell’umanità potrebbe avere un peso maggiore di quello attuale. Si  tratta però di evitare ogni confusione tra questi due argomenti per cui – pur  comprendendone le ragioni &#8211; sono assai perplesso sulla soluzione  proposta.</em></p>
<p><em> </em></p>
<div><em>Pdci: Come Federazione  della sinistra siamo pronti a batterci in questa direzione, tanto più visto che  siamo a tutti gli effetti, e saremo sempre di più, una società multietnica e,  quindi, multireligiosa.</em></div>
<p><strong>10)  In questi mesi abbiamo riempito le piazze e le strade con manifestazione e  cortei, siamo saliti sui monumenti, abbiamo occupato scuole e università,  rivendicato un futuro di dignità, libero dalla schiavitù della precarietà e  dall&#8217;obbligo dell&#8217;emigrazione. Che soluzioni proponete come alternativa alla  fuga?</strong></p>
<p>Pd: Un governo capace di rimettere in piedi l&#8217;economia del  Paese e farlo risorgere dalle macerie morali, civili, sociali e culturali del  berlusconismo al tramonto; di far ripartire l&#8217;economia scommettendo sul  superamento delle disparità sociali e territoriali, sulla crescita e la migliore  distribuzione della ricchezza non a spese dei saperi, ma grazie al loro  rilancio. Il nostro governo di domani.<br />
Idv: Siamo convinti che una seria  politica di investimenti nella cultura e nella ricerca, unita alla lotta contro  ogni forma di precariato e flessibilità selvaggia del mondo del lavoro, possa  favorire la ripresa economica e civile del nostro Paese e costituisca la  risposta alla ormai ineludibile richiesta di migliorare la qualità delle nostre  vite.</p>
<p><em>Prc: Il PRC ha sostenuto le  mobilitazioni degli studenti e vi ha partecipato attivamente. Le nostre proposte  puntano a rilanciare l&#8217;economia ma in direzione diversa da quella dello sviluppo  capitalistico. Creare posti di lavoro guardando alla tutela dell&#8217;ambiente e alla  manutenzione del territorio, perseguire l&#8217;efficienza energetica e lo sviluppo  delle rinnovabili, utilizzare la leva fiscale per sostenere il reddito di  lavoratori e pensionati, istituire il reddito sociale, solo per citare alcuni  obiettivi. Per il PRC è centrale la lotta alla precarietà fino alla sua  eliminazione, cominciando dalle pubbliche amministrazioni. Per questo ci  battiamo contro Berlusconi e il berlusconismo e, con la stessa determinazione,  contro Marchionne e il suo modello regressivo di relazioni sociali. Pensiamo che  sia indispensabile investire su scuola, università, ricerca e cultura per  coniugare crescita e miglioramento della qualità della vita e per offrire una  prospettiva postiva alle giovani generazioni.</em></p>
<div><em>Pdci: Dobbiamo chiederci  quale modello di società proponiamo per il nostro Paese: questo Governo sembra  avere scelto in modo inequivocabile. Da un lato sostiene le scelte di  Marchionne, che baratta i diritti costituzionali con il diritto al lavoro e  dall&#8217;altro taglia e privatizza l&#8217;istruzione.  L&#8217;unica strada possibile è  costruire la società della conoscenza, in cui il sapere e la ricerca tornino ad  essere una risorsa centrale per lo sviluppo, ad esempio aumentando radicalmente  la percentuale di Pil destinata alla ricerca e all&#8217;istruzione. Sottolineo che è  anche l&#8217;unica possibilità di salvezza del nostro Paese su scala internazionale:  il modello Marchionne, oltre a essere incostituzionale è fallimentare, infatti  il costo del lavoro, per quanto lo si possa comprimere in questa parte di mondo,  non sarà mai fattore decisivo sul prodotto finito. </em></div>
]]></html><thumbnail_url><![CDATA[https://i0.wp.com/unionedeglistudenti.net/sito/images/fotopiccole/parole.jpg?fit=440%2C330]]></thumbnail_url><thumbnail_width><![CDATA[1]]></thumbnail_width><thumbnail_height><![CDATA[1]]></thumbnail_height></oembed>