<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="yes"?><oembed><version><![CDATA[1.0]]></version><provider_name><![CDATA[Rifondazione Comunista - Federazione di Mantova]]></provider_name><provider_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com]]></provider_url><author_name><![CDATA[rifondazionemantova]]></author_name><author_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com/author/rifondazionemantova/]]></author_url><title><![CDATA[La sinistra vince quand&#8217;è unitaria e non&nbsp;isolazionista]]></title><type><![CDATA[link]]></type><html><![CDATA[<p><em>di Alberto Burgio</em><br />
<em>su il manifesto del 22/05/2011</em></p>
<p>Molto adesso dipenderà dai ballottaggi e dai referendum. Se tutto andasse bene, sarebbe uno tsunami, come la famosa risata seppellitrice che attendiamo da anni. Ma qualcosa &#8211; di grande &#8211; è già successo.<!--more-->Il primo turno delle amministrative ha certificato la crisi organica della destra. Il liquefarsi del carisma del Cavaliere, svanito tra le gonne di una minorenne, è drastico. Nel giro di qualche giorno siamo passati dall&#8217;aureola all&#8217;impresentabilità. Ma la crisi è anche strutturale. Quei 130mila voti persi dalla Lega nelle province hanno molto a che vedere con il disfacimento del tessuto micro-imprenditoriale del nordest sullo sfondo del declino italiano. Nessuno sa quanto durerà l&#8217;agonia del potere berlusconiano, ma nessuno sembra ormai in grado di impedirla.<br />
Il voto del 15 maggio ha disvelato anche la fragilità dell&#8217;opzione moderata del Pd. Bologna e Torino non bastano a mascherare le falle, lì si partiva da posizioni di vantaggio. Le piazze incerte &#8211; e decisive sul piano nazionale &#8211; erano, e sono, Milano e Napoli. Lì la linea dalemiana (barra fissa sul centro del centro) è stata sconfitta. La brusca correzione di rotta imposta dal segretario a sostegno di De Magistris e dei referendum testimonia la portata del colpo.<br />
Il responso delle urne chiama in causa anche la sinistra, a cominciare dalle due formazioni (Sel e Fds) nate dopo la disfatta del 2008. La sinistra ottiene discreti risultati. Ha conquistato un consenso determinante, a cominciare proprio da Milano e Napoli. Per due ragioni il risultato della sinistra ha colto tutti di sorpresa. I sondaggi martellati quotidianamente in questi mesi avevano disegnato una scena diversa. Sel all&#8217;8-9%, la Fds all&#8217;1 o giù di lì. Su questa base (fasulla), l&#8217;«informazione» aveva cancellato la Fds.<br />
Ma del voto è sorprendente anche la nuova apertura di credito rivolta alla sinistra. Spiegarsela non è difficile. Il degrado del Paese è tale che riprende quota, quasi per disperazione, la domanda di cambiamento. Del resto la vittoria di Vendola alle primarie, la montagna di firme per i referendum e la stessa designazione di Pisapia erano già state avvisaglie. Ma non era scontato che le cose andassero bene al punto di mettere a rischio la tenuta del governo.<br />
Diciamoci la verità, per la sinistra italiana non sono stati tre anni splendidi. I gruppi dirigenti hanno dato l&#8217;impressione di voler accentuare le divisioni, invece che impegnarsi a ricomporle. Non di rado hanno prevalso particolarismi e logiche minoritarie, come se la frantumazione non fosse &#8211; oltre che avvilente &#8211; la premessa per l&#8217;inefficacia. E qui veniamo alla vera questione posta dal voto, che non per caso premia la sinistra quando la ricerca dell&#8217;unità al suo interno e con le forze democratiche prevale sulle tentazioni dell&#8217;isolamento. In questo voto vive una decisa istanza di alternativa. Ma non vi è alternativa possibile senza l&#8217;unione delle forze. Siamo, nuovamente, al dunque. Al tema dell&#8217;unità a sinistra, lasciato in sospeso dopo il disastro dell&#8217;Arcobaleno. Da qui occorre ripartire, se non si vuole sprecare un&#8217;apertura di credito preziosa e inaspettata.<br />
Un primo passo nella giusta direzione è stato fatto venerdì con l&#8217;assemblea dell&#8217;Alpheus, promossa da Essere comunisti (Prc) e partecipata dalle principali forze della sinistra. Sulla concreta possibilità di lavorare insieme si è registrato un consenso unanime, come pure sulla necessità di mettere a valore il comune patrimonio di idee e di finalità. Non era scontato e va registrato come un segnale di ragionevolezza. Il ghiaccio è stato rotto. Ora si tratta di andare avanti, augurandosi che siano rose destinate a fiorire.</p>
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