<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="yes"?><oembed><version><![CDATA[1.0]]></version><provider_name><![CDATA[Rifondazione Comunista - Federazione di Mantova]]></provider_name><provider_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com]]></provider_url><author_name><![CDATA[rifondazionemantova]]></author_name><author_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com/author/rifondazionemantova/]]></author_url><title><![CDATA[La deriva del partito&nbsp;personale]]></title><type><![CDATA[link]]></type><html><![CDATA[<p><em>di ILVO DIAMANTI</em><br />
<em>LA REPUBBLICA del 01 AGOSTO 2011</em></p>
<p><img class="alignleft" src="https://i0.wp.com/www.controlacrisi.org/joomla/images/plg_imagesized/16589-leader-del-settore.jpg" alt="" width="240" height="180" />La Seconda Repubblica è ormai alla fine. Vent´anni dopo l´avvio, arranca faticosamente. Insieme agli attori che hanno contribuito a fondarla e a plasmarla. Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, per primi. In particolare, appare logoro il modello berlusconiano, imperniato sulla personalizzazione iperbolica del partito e del governo. Enfatizzata dall´uso dei media. La Seconda Repubblica: ruota intorno al partito di Berlusconi. &#8220;Personale&#8221; e non personalizzato. Perché, a differenza di quel che avviene nelle altre democrazie occidentali, il partito non agisce come una macchina per selezionare e sostenere il leader. <!--more-->Viceversa, è il leader a creare il partito. A fornirgli regole e valori. Identità e organizzazione. Un &#8220;partito personale&#8221;, riassunto nel corpo del Capo (come ha precisato Mauro Calise nella nuova edizione del suo saggio, edito da Laterza nel 2010).</p>
<p>Ne asseconda le scelte e gli interessi. Ne riflette il destino. Un modello vincente, riprodotto da tutti. In base alla diversa disponibilità di risorse simboliche, mediali e, naturalmente, economiche e finanziarie. Per prima la Lega, l´altra &#8220;madre&#8221; della Seconda Repubblica. Partito dei ceti medi privati, della provincia produttiva del Nord. Anticentralista e antiromano. Ha ereditato il retroterra elettorale della Dc, assumendo una forma organizzativa simile al vecchio Pci. Un partito carismatico e personale a basi di massa. Che ha bisogno di Bossi per &#8220;stare insieme&#8221;. Perché Bossi ne incarna l´identità e la storia, l´immagine e il linguaggio. Anche dopo la malattia. Tanto più dopo la malattia. Bossi ha portato con sé la sofferenza fisica e l´ha esibita come un simbolo. L´icona della Padania promessa (per citare Biorcio).</p>
<p>La Seconda Repubblica fondata da e su &#8211; Berlusconi, nel vuoto politico prodotto da Tangentopoli, è cresciuta a immagine e somiglianza del Cavaliere. Oggi, se ci guardiamo intorno, vediamo solamente imitazioni. Partiti personali, più o meno riusciti. Più o meno realizzati. Non solo la Lega di Bossi. Ma anche l´Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, cofondatore della Seconda Repubblica, in quanto figura simbolo di Mani Pulite. E Sel. Cosa era e cosa sarebbe senza l´affermazione di Nichi Vendola? D´altronde, la Federazione della Sinistra, la stessa Rc, dopo il &#8220;ritiro&#8221; di Bertinotti, sono divenute invisibili. Scivolando verso il Terzo Polo: come scindere l´Udc da Casini? Tanto meno l´Api da Rutelli, anche perché è rimasto ormai quasi solo (Tabacci fa storia a sé. Figura di valore, all´inseguimento ostinato della Prima Repubblica proporzionale). Anche Fli: è la Lista Fini. I Radicali, d´altra parte, per primi, hanno importato il modello americano, presentandosi negli anni Ottanta come lista personale, incarnata da Pannella e, poi, dalla Bonino.</p>
<p>Resta il Partito democratico, ultima stazione del viaggio del centrosinistra all´inseguimento di Berlusconi. Condotto, prima, attraverso l´Ulivo di Prodi e Parisi, sostenitori dell´Unione tra diverse culture politiche. Una sorta di Nuova Dc spostata a sinistra. Fino al Pd di Veltroni. Partito &#8220;esclusivo&#8221; e maggioritario. Fondato sulle primarie, usate non solo per selezionare i candidati alle cariche istituzionali nazionali e locali. Ma per eleggere le cariche del partito. Una sorta di riproduzione dei vecchi congressi. Necessaria a regalare un´investitura popolare e di massa a &#8220;un&#8221; leader.<br />
Ebbene, tutti questi esperimenti, realizzati con maggiore o minore successo, oggi appaiono gusci svuotati di senso e consistenza. Per la de-composizione del modello, che segue la crisi del fondatore. D´altronde, se l´identità e la coerenza del partito dipendono dalla figura e dal &#8220;corpo&#8221; del Capo, come pensare che il partito possa sopravvivere al suo declino? Ciò appare evidente nel caso del Pdl, un non-partito-personale. La scomparsa di Berlusconi praticamente introvabile da settimane, mentre infuria la crisi interna e globale ha s-travolto il Pdl. Non basterà l´investitura di Angelino Alfano a salvarlo. Perché è impensabile un partito personale senza l´unica persona che gli dia senso e risorse.</p>
<p>Diverso il discorso della Lega, che dispone di un´organizzazione diffusa sul territorio e di una classe politica sperimentata, a livello centrale e locale. Tuttavia, è attraversata da differenze interne profonde. A livello territoriale, ma anche di identità e cultura. E ancora: personali. È, probabilmente, questo il principale motivo per cui la leadership di Bossi per quanto vissuta con crescente insofferenza all´interno &#8211; non viene ancora contestata apertamente e in modo diretto. Per timore del big bang. Tuttavia, se Berlusconi uscisse di scena, anche Bossi ne seguirebbe la sorte. Non solo, ma in questo caso, l´intero sistema dei partiti personali verrebbe centrifugato. Perderebbe il baricentro.</p>
<p>In fondo, è per questa ragione che il Pd ha dimostrato capacità di ripresa e di reazione, negli ultimi mesi. Perché resta un partito incompiuto e im-personale. Privo di un´organizzazione solida leggera o pesante, non importa e di una leadership condivisa. Semmai, divisa. Un partito in-definito, anche dal punto di vista della prospettiva. I recenti scandali, peraltro, ne hanno logorato la legittimazione morale. La pretesa &#8220;diversità&#8221;, rivendicata, trent´anni fa da Berlinguer, come ha rammentato nei giorni scorsi Eugenio Scalfari.</p>
<p>Da ciò la crisi profonda che scuote e disorienta il sistema politico e le istituzioni di questa Repubblica, modellata da Silvio Berlusconi a propria immagine e somiglianza. Ora che il motore è inceppato, l´intero universo appare disassato. Perché il declino dei leader avviene dopo che la personalizzazione ha logorato i partiti. Così ci avviamo a un futuro-prossimo-già-iniziato: senza leader e senza partiti. Ciò spiega il ruolo assunto dal presidente Napolitano. L´unico leader che goda di fiducia in questo sistema privo di leader e di partiti. Per propri meriti &#8220;personali&#8221;, ma anche perché non ha partito.</p>
<p>Da ciò il paradosso della nostra Repubblica fondata dai partiti e ridisegnata dai partiti &#8220;personali&#8221;. Oggi è divenuta una Repubblica presidenziale. Di fatto.<br />
Non dobbiamo pensare, tuttavia, a una deriva inevitabile. La crisi dei partiti personali ha, infatti, sollecitato la reazione di molte &#8220;persone&#8221;, che agiscono nella società civile e sul territorio, ma anche alla periferia dei partiti. Ne abbiamo avuto esempio in occasione delle amministrative e dei referendum. Da ciò la speranza e qualcosa di più. Che le persone di buona volontà e i mille segmenti del movimento invisibile cresciuto in questi mesi non si rassegnino</p>
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