<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="yes"?><oembed><version><![CDATA[1.0]]></version><provider_name><![CDATA[Rifondazione Comunista - Federazione di Mantova]]></provider_name><provider_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com]]></provider_url><author_name><![CDATA[rifondazionemantova]]></author_name><author_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com/author/rifondazionemantova/]]></author_url><title><![CDATA[Il treno di&nbsp;Bertinotti]]></title><type><![CDATA[link]]></type><html><![CDATA[<p>L&#8217;ex segretario di Rifondazione smentisce la strategia di Vendola: puntare a entrare nel recinto del governo è la morte della politica. La strada indicata è &#8220;la rivolta&#8221; contro la governance europea. Meglio tardi che mai.<br />
<a href="http://www.ilmegafonoquotidiano.it/sites/default/files/bertinotti-vendola.jpg"><img title="" alt="" src="https://i0.wp.com/www.ilmegafonoquotidiano.it/sites/default/files/imagecache/base_370/bertinotti-vendola.jpg" width="370" height="246" /></a>Salvatore Cannavò</p>
<p>Bertinotti è tornato quello &#8220;di lotta&#8221;. Niente più governo, ora è il momento della rivolta. Dopo il suo editoriale sulla rivista Alternative per il socialismo dal titolo esplicito, &#8220;L&#8217;opportunità della rivolta&#8221;, ora è la volta di una lunga intervista al manifesto dal titolo inequivocabile: &#8220;Io non sarò su quel treno&#8221;. Dove il treno è, allo stesso tempo, il governo del centrosinistra in gestazione e la coalizione con il Pd cui sta lavorando Nichi Vendola e Sinistra, Ecologia e Libertà. Una rottura tra l&#8217;ex presidente della Camera e l&#8217;attuale presidente della Puglia? Bertinotti, nell&#8217;intervista, si tiene alla larga dalle polemiche dirette e non fa nomi, ne fa quasi una pre-condizione per parlare con Loris Campetti del manifesto. Ma la strategia politica è chiaramente alternativa a quella del presidente di Sel. E il ragionamento abbastanza chiaro.<br />
Di fronte alla lettera Bce, preceduta, dice Bertinotti, dalle mosse di Marchionne sul piano delle relazioni sindacali e sociali, di fronte alla camicia di forza imposta ai governi nazionali, i quali sono passivi e privi di autonomia politica, &#8220;la scelta di entrare nel recinto può segnare la morte della politica&#8221;. E il recinto è proprio il governo. Bertinotti propone di &#8220;abbattere il recinto e liberare la politica&#8221; con una &#8220;potenza politica e sociale&#8221;. L&#8217;allusione è a una &#8220;coalizione socio-politica-culturale&#8221; che però non viene spiegata tranne che per un accenno a &#8220;Uniti per l&#8217;alternativa&#8221; la nuova coalizione nata dall&#8217;incontro tra la Fiom e gli ex disobbedienti che però, nelle sue deliberazioni, sembra voler sostenere il progetto di Vendola e la proposta di &#8220;primarie di programma&#8221;. Comunque, il punto fermo di Bertinotti è che non si può &#8220;saltare sul treno&#8221; perché non si può &#8220;deciderne la direzione&#8221;. Addirittura, per le varie sinistre sarebbe meglio pensare di &#8220;saltare un giro&#8221; (anche qui però non si spiega cosa voglia dire: rinunciare alle elezioni o solo alle alleanze?). Se è vero che bisogna mandare a casa Berlusconi, &#8220;resta comunque la prigione della centralità assoluta del sistema elettorale pensato solo in funzione dell&#8217;accesso al governo&#8221;. E comunque, spiega, &#8220;meglio il proporzionale che il tentativo di salire sul treno del maggioritario in nome delle primarie&#8221;. Come si vede la distanza con Vendola è netta e la posizione così chiaramente affermata non mancherà di avere ripercussioni nel centrosinistra: nel Pd e nei vari ambienti moderati ci si sta già chiedendo quanto ci si possa fidare di Vendola.<br />
Si potrebbe dire molto sulla tempestività delle posizioni di Fausto Bertinotti. Se il ragionamento proposto è convincente lo sarebbe stato di più se non si fosse data una grande credibilità, circa cinque-sei anni fa proprio all&#8217;idea del &#8220;salto sul treno&#8221;. Su quel treno Bertinotti ci è già salito e ora, dopo aver capito che è stato uno sbaglio, ne scende rumorosamente. Solo che nel frattempo si sono rotti gli argini e si è frantumata l&#8217;ipotesi di un pensiero critico alternativo la cui ricostruzione è lenta e difficile. In molti si sono fatti male.<br />
Detto questo, il ragionamento proposto dall&#8217;ex presidente della Camera merita attenzione perché evidenzia le enormi contraddizioni di quella sinistra &#8211; non solo Vendola &#8211; che pensa ancora che il Pd sia permeabile e condizionabile. E mette in rilievo la necessità di colmare un vuoto politico, sociale e culturale che si allarga in forme preoccupanti. Dalla sostanziale morte di Rifondazione &#8211; con l&#8217;esperienza del governo Prodi e poi con le varie scissioni &#8211; a oggi la scena politica è stata occupata dalle diverse varianti del progetto democratico &#8211; il populismo di Di Pietro, la narrazione vendoliana, un certo collateralismo di organizzazioni sociali e sindacali &#8211; mentre l&#8217;alternativa è rimasta muta. Il grido solitario di Bertinotti è figlio di questo arretramento e delle varie sconfitte di cui egli è stato protagonista assoluto. Ma questo non vuol dire che l&#8217;esigenza posta non sia giusta.<br />
In questo paese manca esattamente una &#8220;coalizione politica, sociale e culturale&#8221; che rinunci a salire sul treno della &#8220;governance&#8221; e che imposti una &#8220;narrazione&#8221; alternativa. Se le varie forze che pongono questa esigenza come non rinviabile, si parlassero e mettessero in valore le reciproche esperienze anche la resistenza ai sacrifici imposti da governi e Bce sarebbe più convincente e attiverebbe energie. Si potrebbe costruire un recinto alternativo a quello della &#8220;governance&#8221; in cui confrontare ipotesi di società futura, progetti di intervento sociale, campagne comuni, strumenti per comunicare e realizzare un impatto sociale significativo. Qualcosa in questa direzione si è mosso: l&#8217;assemblea del 1 ottobre convocata dall&#8217;appello &#8220;Dobbiamo fermarli&#8221; è stata un successo mentre una settimana prima si è costituito il cartello &#8220;Uniti per l&#8217;alternativa&#8221;. Ma se la prima si è messa immediatamente &#8220;fuori dal recinto&#8221; e non a caso si è riunita attorno alla parola d&#8217;ordine dell&#8217;annullamento del debito, il secondo ha finora dichiaratamente annunciato che cercherà di condizionare proprio quel recinto.<br />
Le prossime settimane probabilmente chiariranno meglio le strategie dei vari soggetti in campo. Al momento si può solo registrare che dopo aver provato la strategia &#8220;di lotta e di governo&#8221; oggi Bertinotti sceglie solo la lotta. E&#8217; un primo passo.</p>
]]></html><thumbnail_url><![CDATA[https://i0.wp.com/www.ilmegafonoquotidiano.it/sites/default/files/imagecache/base_370/bertinotti-vendola.jpg?fit=440%2C330]]></thumbnail_url><thumbnail_width><![CDATA[]]></thumbnail_width><thumbnail_height><![CDATA[]]></thumbnail_height></oembed>