<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="yes"?><oembed><version><![CDATA[1.0]]></version><provider_name><![CDATA[Rifondazione Comunista - Federazione di Mantova]]></provider_name><provider_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com]]></provider_url><author_name><![CDATA[rifondazionemantova]]></author_name><author_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com/author/rifondazionemantova/]]></author_url><title><![CDATA[«Sotto tiro c&#8217;è la giusta&nbsp;causa»]]></title><type><![CDATA[link]]></type><html><![CDATA[<p><em>di Francesco Piccioni<br />
su il manifesto del 29/10/2011</em></p>
<p>A colloquio con Pier Giovanni Alleva, giuslavorista. Si potrebbe scrivere a Barroso, «Signor Presidente, le stannno raccontando balle&#8230; Lei deve sapere la verità»</p>
<p>Se si parla di licenziamenti, il pensiero corre a Pier Giovanni Alleva, decano degli avvocati del lavoro italiani, una vita nell&#8217;ufficio giuridico della Cgil, sempre nei tribunali a difendere lavoratori, senza guardare alla tessera sindacale in tasca.<!--more--></p>
<p><strong>Dicono: «licenziamenti semplificati». Cosa significa nella legislazione attuale?</strong><br />
Questa cosa lascia sbigottiti. Sui licenziamenti «per motivo economico-produttivo»già oggi abbiamo una piena libertà. Senz&#8217;altro quando siano determinati da una comprovabile crisi aziendale. Paradossalmente, una legge che dicesse «sono possibili licenziamenti individuali e collettivi quando l&#8217;impresa ha una crisi comprovabile» la firmerei subito.</p>
<p><strong>Perché?</strong><br />
La legislazione liberista è andata molto più in là, fino a dire che per «motivo economico» si deve intendere «qualsiasi motivo di maggiore redditività». Anche licenziare due persone per spremere di più i cinque che restano è &#8211; secondo quella giurisprudenza &#8211; un «motivo giustificato».</p>
<p><strong>Un discorso falso&#8230; Ma perché lo fanno?</strong><br />
Per ingannare l&#8217;opinione pubblica, penso. Vogliono far passare l&#8217;idea che in Italia un&#8217;impresa in difficoltà non possa licenziare. Il che è contrario al buon senso: tutti sanno che è possibile, ma poi ci vogliono gli ammortizzatori sociali. All&#8217;ultimo momento, come hanno fatto spesso, cambiano le carte in tavola e attaccano l&#8217;art. 18 tout court. Su questo mi sono confrontato molte volte con Ichino. «Se siamo d&#8217;accordo che sul licenziamento individuale la reintegra (da parte del giudice, ndr) è adeguata, perché se non c&#8217;è il &#8216;peccato&#8217; non ci può essere la &#8216;punizione&#8217;, perché insisti?» Mi ha sempre risposto «perché sono licenziamenti per motivo oggettivo». In realtà è un inganno mediatico. Fanno vedere una proposta razionale per fare invece tutt&#8217;altro.</p>
<p><strong>E&#8217; l&#8217;unica possibilità?</strong><br />
Che vogliano eliminare &#8211; nei licenziamenti collettivi &#8211; i «criteri sindacali di scelta». Se 100 vanno licenziati, si tratta di capire le priorità (prima quelli con minor carico familiare, con minore anzianità, ecc). L&#8217;unica barricata che funziona è proprio questa; quindi potrebbero cercare di intervenire su questo punto. Oppure che «motivo economico» sia niente altro che un&#8217;etichetta insindacabile, per far passare cone «oggettivo» un licenziamento punitivo.</p>
<p><strong>Un&#8217;autocertificazione aziendale&#8230;</strong><br />
Sì, ma di questo la giurisprudenza si è occupata spesso. Una volta i licenziamenti collettivi per «motivo oggettivo» non erano coperti dall&#8217;art. 18. E i padroni magari ne licenziavano sei con questa «giustificazione collettiva», anche senza nessuna crisi in atto. Ma i giudici hanno sempre sanzionato questa pratica applicando l&#8217;art. 18. Ma l&#8217;ipotesi principale, per me, è la prima. Vogliono di nuovo attaccare il 18, rendendo difficile distinguere quando è «motivo oggettivo» e quando no, così resta solo il risarcimento di un anno e mezzo o due.</p>
<p><strong>Lo ripeteva ieri Ichino&#8230;</strong><br />
Lo dice da sempre. Per loro la «dignità» non significa nulla. Hanno una visione mercificata dei rapporti di lavoro, di supremazia e ricatto. E quindi hanno bisogno della licenziabilità ad usum. Il risarcimento, se il lavoratore non vuole tornare in azienda, c&#8217;è già adesso.</p>
<p><strong>Ora tutti stanno reagendo&#8230;</strong><br />
Mi hanno meravigliato &#8211; positivamente &#8211; Cisl e Uil. Credo che il tentativo di mistificazione sia perciò fallito. Tutti hanno pensato «stanno mentendo». Dietro quella lettera c&#8217;è gente come Sacconi, Tiraboschi, Cazzola, Brunetta e altri.. Non sanno che il licenziamento economico in Italia è già liberalizzato? È un inganno mediatico. Stop.</p>
<p><strong>Ma l&#8217;Europa chiede addirittura di anticipare a dicembre una legge così&#8230;</strong><br />
Ho l&#8217;impressione di una cosa guidata. L&#8217;Europa non può non sapere. O sa che si sta parlando dell&#8217;art. 18 (e allora&#8230;), oppure è disinformata. Qualcuno, magari un parlamentare europeo, dovrebbe scrivere a Barroso o chi per lui una lettera che dice «Signor presidente, lei deve sapere la verità. Le stanno raccontando delle balle&#8230;» Ma non ci possiamo far prendere in giro.</p>
<p><strong>Dicono che compenseranno con la «riduzione degli abusi sui contratti atipici»&#8230;</strong><br />
È una balla. Se vogliono, la possono fare con quattro norme a costo zero. Anagrafe pubblica del lavoro, accessibile a chiunque: l&#8217;azione di trasformazione di un contratto va resa nota anche al sindacato, oltre che al lavoratore; gli ispettori del lavoro devono avere il potere di fare anche loro questa «trasformazione». Quarto, se il contratto è trasformato per via giudiziaria o amministrativa in «tempo indeterminato», si applica sempre l&#8217;art. 18. Voglio vedere chi poi continua ad «abusare» dei precari&#8230;</p>
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