<?xml version="1.0" encoding="UTF-8" standalone="yes"?><oembed><version><![CDATA[1.0]]></version><provider_name><![CDATA[Rifondazione Comunista - Federazione di Mantova]]></provider_name><provider_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com]]></provider_url><author_name><![CDATA[rifondazionemantova]]></author_name><author_url><![CDATA[https://prcmantova.wordpress.com/author/rifondazionemantova/]]></author_url><title><![CDATA[Il silenzio delle&nbsp;primarie]]></title><type><![CDATA[link]]></type><html><![CDATA[<p><em>di Luca Fazio (Il Manifesto)</em><br />
<strong>Silenzio, sabato si vota.</strong> Il centrosinistra in Lombardia, un disastro politico che pare confezionato in<br />
laboratorio, è riuscito a regalarsi anche le primarie meno chiacchierate e frizzanti della recente storia repubblicana.<br />
<strong>Strano.</strong> I tre ottimi candidati sono Umberto Ambrosoli (centrosinistra, ma molto moderato), Alessandra Kustermann(centrosinistra, ma con un verve d’altri tempi) <strong>e Andrea Di Stefano (sinistra sinistra, ma moderna e accattivante),</strong>e stanno facendo quello che possono per attrezzarsi a sfidare Maroni, probabile<br />
candidato del centrodestra. Un buon lavoro, con decine di incontri sparsi in un territorio troppo vasto e complesso per essere coperto nelle poche settimane avute a disposizione.<br />
<strong>Allora, cosa non funziona? Semplicemente se ne parla poco. </strong>Altra stranezza.<br />
La «notizia» non buca le televisioni, la stampa mainstream si comporta come<br />
se queste primarie nemmeno esistessero e, soprattutto, non è scoccata quella scintilla &#8211; «l’effetto Pisapia» &#8211;<br />
che due anni fa aveva entusiasmato anche chi, da sinistra, si era allontanato dalla politica.</p>
<p>Come se la posta in gioco invece della Regione più importante<br />
d’Italia – infatti è la più grossa grana del centrodestra che cerca di ricomporsi per le elezioni di febbraio – fosse un fatto di rilevanza locale.</p>
<p>Col risultato che sabato non ci sarà la corsa ai seggi.<br />
I più ottimisti parlano di una partecipazione<br />
attorno ai 150 mila votanti (erano 400 mila per Bersani/Renzi). La calma piatta farebbe pensare a<br />
una vittoria quasi scontata del candidato scelto da una parte del Pd, e benedetto l’altro giorno da Pierluigi Bersani.<br />
Tra gli addetti ai lavori &#8211; «ma non possiamo dirlo pubblicamente» &#8211; gira la voce che lo «strano silenzio» non è altro che un ordine di scuderia imposto da Roma, una strategia tipo compagni basso profilo e portiamo a casa questa battaglia decisiva.</p>
<p>E dire che l’avvocato Umberto Ambrosoli, passo felpato e eloquio tutt’altro che travolgente, in queste settimane ha fatto di tutto per accreditarsi come distante dai partiti, ma in realtà stanno con lui i cosiddetti «poteri forti» e la «borghesia illuminata» milanese. Fosse per lui,avrebbe anche fatto a meno delle primarie.<br />
L’unico messaggio che è riuscito a comunicare con una certa nettezza è una sorta di equidistanza tra sanità<br />
pubblica e sanità privata (stesso discorso per la scuola), concetto rettificato più volte ma senza mai convincerenessuno, tanto meno la ginecologa Kustermann,la quale non ha mai perso occasione per attaccarlo.<br />
C’è poi un’altra piccola malignità che circola, sempre sotto voce, in questi ultimi giorni, e si rifà al noto proverbio che circola negli ambienti che contano,<br />
A Milano non si muove foglia che l’avvocato Isolabella non voglia. E chi èLodovico Isolabella? L’avvocato di Salvatore Ligresti, nel cui studio lavora l’avvocatocandidato alle primarie, Umberto Ambrosoli. Niente di scandaloso o di illegale,per carità, ma vengono in mente gli attacchi che è stato costretto a subire<br />
il candidato Stefano Boeri ai tempi delle elezioni comunali, solo perché veniva dipinto come l’archistar di Ligresti.<br />
Dietrologie a parte &#8211; anche se il potere di Salvatore Ligresti in Lombardia è ben altro che una leggenda &#8211; le voci più critiche rispetto all’ipotesi di una vittoria di un centrosinistra troppo centrista sostengono che con l’affermazione di<br />
Ambrosoli non verrebbero colpiti i veri centri di potere che da diciassette anni governano il palazzo che fu di Formigoni.<br />
Forse si riferiva a questo Andrea Di Stefano quando ieri ha detto «Kustermann e Ambrosoli hanno un timore reverenziale nei confronti della Compagnia delle Opere, non bisogna avere paura di dire che è un problema, ormai lo<br />
ammettono internamente anche a Cl».<br />
<strong>La principale vittima di questo strano silenzio sulle primarie lombarde è la sinistra, che per un caso più unico che raro si è imbattuta in un candidato forte e sorprendente come Di Stefano.</strong> La sensazione è che se fosse stato supportato diversamente forse sabato sarebbe potuto accadere qualcosa di ancora più grande<br />
della «presa» di Palazzo Marino (dove gli ex «soldati» arancioni di Pisapia sono molto arrabbiati per l’endorsement<br />
del sindaco per l’avvocato Ambrosoli):«Meglio se stiamo zitti&#8230;». L’altro silenzio imbarazzato, e imbarazzante, si registra ai «vertici» di Sel, che ieri hanno confermato «la piena disponibilità a condividere il percorso politico del candidato Ambrosoli». Peccato che altri &#8211; tacendo- sostengono Di Stefano, e che la base non ha intenzione di rispettare il «suggerimento» del partito di Vendola.</p>
]]></html></oembed>